Nei momenti felici di una grande nazione, la gioventù prende gli esempi; nei momenti difficili, li da.
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giovedì 10 febbraio 2011

GIOVANE ITALIA RICORDA I MARTIRI DELLE FOIBE CON STRISCIONI E ANNUNCI FUNEBRI

I militanti della Giovane Italia hanno voluto ricordare in tutta la provincia di Varese il dramma dell'esodo e delle foibe che 66 anni fa colpì la nostra gente nelle sfortunate terre di Istria, Quarnero e Dalmazia.

I nuclei di Varese e Busto Arsizio hanno appeso due striscioni sui cavalcavia dell'autostrada Varese-Milano, uno con scritto "foibe, io non scordo" e l'altro più provocatorio "Istria Fiume Dalmazia, nè Slovenia nè Croazia"





Inoltre abbiamo voluto ricordare in maniera provocatoria la separazione di quelle italianissime città dalla nostra madrepatria attraverso degli "annunci funebri" appesi nei centri città di Varese, Busto, Gallarate e in altri centri minori della provincia.








Volantinaggi nelle scuole e gazebo in piazza sabato scorso hanno preceduto e seguito queste iniziative, che speriamo possano servire a sensibilizzare le coscienze dei tanti ragazzi che ignorano questi tragici fatti della nostra storia nazionale.

GIOVANE ITALIA VARESE.

mercoledì 9 febbraio 2011

LE INIZIATIVE A VARESE PER RICORDARE LE FOIBE E GLI ESULI.

Il circolo Ardito Borgo di Busto Arsizio (via Caboto 3/c) organizza oper sabato 12 febbraio a partire dalle ore 18 un incontro sul tema "Tra foibe ed esodo, Il dramma degli esuli”; con, in serata, tanto di "concerto identitario".
Interverranno:
- avv. Giovanni Adami vicepresidente A.D.E.S (AMICI e DISCENDENTI degli ESULI Giuliani, Istriani, Fiumani e Dalmati.)
- sen. Gian Pietro Rossi (Sindaco emerito della città di Busto Arsizio)
- Checco Lattuada (Consigliere Comunale, Destra del Popolo per l'Italia-PDL)


Sabato 12 Febbraio presso l'aula magna dell'università Insubria di Varese (Via Ravasi, dietro al blockbuster) celebrazioni ufficiali con le istituzioni organizzata dall'ASS.NAZ. Venezia Giulia e Dalmazia, alla presenza di esuli e di studenti. Verrano priettati filmati storici e documentari. Interverrà anche OTTAVIO MISSONI, il celebre stilista scappato dalla città dalmata di Zara, esule come tanti suoi sfortunati concittadini.


Martedì 8 Febbraio alle 16,30 presso il Salone – Atrio di Villa Recalcati (piazza Libertà 1) si terrà
la conferenza stampa di inaugurazione e di presentazione della Mostra Fotografica per il Giorno del Ricordo.
All’incontro con la stampa saranno presenti Francesca Brianza, Assessore provinciale a Turismo e Cultura; Sissy Corsi, Presidente Associazione Venezia Giulia Dalmazia – sezione di Varese.
La mostra sarà aperta al pubblico da martedì 8 febbraio a martedì 18 febbraio, da lunedì a giovedì, dalle 15 alle 18. Le scuole potranno visitare la mostra prenotandosi al numero 0332-252256.
Martedì 18 febbraio alle 21, nella Sala Convegni di Villa Recalcati verrà proiettato il film Cuore senza frontiere di Luigi Zampa

sabato 5 febbraio 2011

FOIBE E ESODO. IO NON SCORDO!


Il 10 Febbraio del 1947 veniva firmato a Parigi il trattato di pace tra le potenze vincitrici e quelle sconfitte della Seconda Guerra Mondiale. L'Italia, firmando il trattato, cedette alla Jugoslavia i territori di Istria, Fiume, Dalmazia e l'entroterra Triestino e Goriziano. In quel giorno, centinaia di migliaia di Italiani che vivevano in quei territori e che avevano provato sulla loro pelle la crudeltà della guerra per mano dei bombardamenti Anglo-Americani prima, dell'occupazione nazista poi, e infine della pulizia etnica dell'esercito jugoslavo, si trovarono di colpo senza una casa, senza una patria, estranei in terra nemica.
Da quel fatidico giorno, per almeno i dieci anni successivi, furono 350mila le persone che abbandonarono le loro case e tutti i loro averi per tornare in Italia, un'Italia che dalle terre adriatiche se ne era andata, e per non chinare la testa di fronte all'arroganza del governo comunista jugoslavo di Tito, colpevole di un'opera di slavizzazione e di pulizia etnica ai danni degli italiani sin dal 1943, che provocò almeno 15mila morti.

Oggi a più di 60 anni da quei tragici fatti, vogliamo ricordare tutti quegli esuli “italiani due volte”, per nascita e per scelta, dimenticati per tutto il dopoguerra dalla nostra classe politica figlia della resistenza e dei trattati di pace sciagurati di quegli anni, che in nome del potere calpestarono intere popolazioni e dimenticarono i nostri connazionali uccisi dai soldati di Tito in maniera barbara: deportati in campi di concentramento all'interno della Slovenia e della Croazia, annegati nel mare davanti a Fiume e Zara, uccisi in attentati e rappresaglie in tutto il territorio Istriano e Dalmata, ma sopratutto gettati vivi nelle Foibe, cavità profonde centinaia di metri nelle montagne attorno a Trieste, nel friulano e in Istria, nelle quali i prigionieri venivano gettati legati dal fil di ferro a gruppi anche di dieci per volta dopo aver subito torture e pestaggi lungo il tragitto. I soldati di Tito, alimentati da un'ideologia comunista che bollava tutti gli Italiani come fascisti e animati da un sentimento nazionalista slavo che considerava territorio Sloveno l'Istria, Fiume, la Dalmazia ma anche Trieste, Gorizia, Monfalcone, uccidevano parenti di soldati fascisti, soldati tedeschi, ma anche solamente avvocati, professori, preti, medici, nel nome della lotta al fascismo e alla borghesia, eliminando anche esponenti antifascisti che, una volta finita la guerra, avrebbero potuto opporsi al progetto espansionista slavo. Nelle alture che sovrastano la città di Trieste si trova la foiba di Bassovizza, eretta a monumento nazionale, nella quale secondo le stime più attendibili, furono gettate più di 2000 persone prelevate dalla città durante i 40 giorni di occupazione slovena, nel maggio 1945. Durante il coprifuoco la polizia segreta jugoslava, l'OZNA, prelevava di nascosto in tutta la città centinaia di triestini accusati di essere fascisti nemici di Tito (la stessa cosa avvene a Gorizia, migliaia di persone sparirono nel nulla), per poi rinchiuderli in carceri di fortuna e farli sparire nel nulla. Nelle sole città di Trieste e Gorizia furono arrestate circa 20mila persone e di più di 3000 di queste non si è più avuto notizia.

Il territorio Triestino fu amministrato dagli alleati sino al 1954, quando infine la città ritornò all'Italia per la felicità dei triestini che riempirono festanti le vie al passaggio dei primi soldati italiani. Ma per i territori Istriani e Dalmati la situazione non mutò e le città, i paesi, le campagne si svuotarono di tutti i loro abitanti che decisero di imbarcarsi per ricominciare una nuova vita. A Fiume l’esodo coinvolse circa il 90% della popolazione censita nel 1939. A Pola su circa 35-40mila abitanti ne rimasero 4mila, a Zara su 21mila scelsero di rimanere in circa 3mila. Negozi e case furono confiscati e dati a jugoslavi emigrati dall’interno della Slovenia e della Croazia. Molti istriani e dalmati trovarono accoglienza a Trieste, Udine, Roma, Ancona, Milano e anche Busto Arsizio e Varese; altri, circa 70mila, andarono all’estero, soprattutto in Australia. La nostra città si dimostrò tra le più accoglienti nel ricevere gli esuli e nel dare loro delle case, ma non in tutta Italia fu così.. Alla stazione di Bologna un treno che trasportava esuli diretti al sud italia fu bloccato dai lavoratori ferroviari in sciopero al grido di "Fascisti", al porto di Venezia l’arrivo della salma di Nazario Sauro, patriota italiano della prima guerra mondiale morto a Pola, viene fischiata dagli operai portuali. La colpa degli esuli era solo quella di voler rimanere Italiani, di non voler vivere sotto un regime comunista che aveva ucciso migliaia di persone e che voleva cancellare ogni traccia di italianità dalle città Istriane, dalle città e dalle isole della Dalmazia, che per secoli furono prima Veneziane e poi Italiane.
La furia ideologica ha impedito che gli esuli e i morti infoibati avessero un riconoscimento, fino al 2004, quando il 10 Febbraio fu dichiarato per legge "giorno del ricordo dei martiri delle foibe e degli esuli dell'Istria di Fiume e Dalmazia”.
In tutto il territorio nazionale ci saranno manifestazioni, deposizioni di corone di fiori, conferenze e incontri sul tema organizzate in collaborazione con il Comitato 10Febbraio, istituzioni e enti scolastici. Un’attenzione particolare va infatti agli studenti, perchè possano conoscere una tragedia che ancora oggi, nel 2011, troppo spesso viene osteggiata e negata da professori che insegnano una verità ideologizzata anziché una verità storica, come sarebbe loro dovere.

Se andate in vacanza in quei posti oggi, in Istria o sulla costa Croata, non meravigliatevi se sentite qualche anziano parlare italiano, se vedete sui muri dei palazzi il Leone veneziano di San Marco, se vedete targhe e monumenti di personaggi italiani. Se andate nelle città di Pola (Pula), Fiume (Rijeka), Capodistria (Koper), Ragusa (Dubrovnik) ricordatevi che siete su un pezzo d’Italia, che fu Italia per secoli, dove la nostra gente è stata strappata dalla propria terra.




Leslie Mulas
Presidente Giovane Italia Varese

mercoledì 10 novembre 2010

La vergogna di Osimo


Nel 1975 la vergognosa firma del Trattato di Osimo segnava la rinuncia definitiva da parte dell'Italia alla sua sovranità sulla parte nord costiera dell'Istria, causando l'esodo di migliaia di Italiani residentin quelle zone da generazioni. Immonda pagina di storia patria, per non dimenticare, e far si che il rinunciatarismo vigliacco mai più possa far parte della nostra storia nazionale.